Consorzio Tutela e Promozione dei Vini Reggiani D.O.P.

EN - IT
La bellezza salvera' il mondo.

Dostoewskij
FUORI DAL QUADRO, MA DENTRO AL CERCHIO.
Ci sono tre vitigni che stanno fuori dal quadro del Lambrusco, ma dentro al cerchio del Consorzio di Tutela dei Vini Reggiani: il Marzemino, la Malvasia e la Spergola. Il primo, forse viaggiando sull’aria di Mozart, ma più probabilmente, in epoche precedenti, percorrendo le vie che da Venezia, passando per il Trentino, scendevano nella pianura padana, ha raggiunto queste terre e vi si è acclimatato così bene che oggi i reggiani lo vinificano in purezza. Il giallo paglierino del Malvasia incanta l’occhio, il suo aroma caratteristico intriga il palato, il suo nome, Malvasia di Candia, trasporta la mente sulle antiche rotte del Mediterraneo; nelle terre reggiane questo vitigno si esalta, e la sua uva, vinificata da sola, dà risultati eccezionali. La mitica Spergola è invece un vitigno citato in testi del XV secolo; si credeva perduto e invece è stato ritrovato e ripiantato. Vera e propria gemma nello scrigno della viticoltura reggiana, la Spergola è un’uva a bacca bianca di razza che si presta alle vinificazioni più raffinate. Se scendi nei sotterranei di alcune cantine di questa zona, puoi vedere bottiglie posate a testa in giù sugli appositi scaffali. Il vino che vi si sta elaborando con il metodo classico è quasi sicuramente Spergola. Ma potrebbe anche essere lambrusco…

VINO ROTONDO, TAPPO ROTONDO. ANZI A FUNGO.
È un elemento che aiuta a identificare i vini reggiani. Per trattenere la briosa energia dei Lambruschi e dei bianchi dei Colli di Scandiano e Canossa ci vuole un tappo da spumante. Oltre che per l’occhio, la sua forma è anche piacevole per il tatto, quando la mano lo afferra per toglierlo.

Disciplinare di produzione dei vini D.O.C. “COLLI DI SCANDIANO E DI CANOSSA”